IMPERIUM
IL FIGLIO DEI DUE PADRI

Alessandra Pirri  e Vincenzo Francesco Paolo Di Dia

Libro di successo

“Washinghton può far male. E può fare bene. A seconda dei casi. Dei punti di vista.
Dei soggetti coinvolti. Dei fatti accaduti.”

Alessandra Pirri

Messina - Milano, A/R. Giornalista, scrittrice e docente di lettere in un istituto superiore di Milano, amo viaggiare. Amo gli animali, la Natura, e ridere. Ridere tanto. Il mio motto? Ad maiora. Semper.

Vincenzo Francesco Paolo Di Dia

Alla mia prima fatica letteraria, sono docente in istituti superiori. Curioso. Introspettivo. Mi piace comprendere l’oltre. Perché c’è tanto, al di là del visibile. Basta solo osservare. Mai fermarsi all’apparenza.

PREFAZIONE - A cura di Daniele Martini

"Imperium. Il Figlio dei due Padri" di Alessandra Pirri e Vincenzo Francesco Paolo Di Dia


Ritrovarsi a studiare il palco della vita? Riproporre a se stessi una rimodulazione o una maggiore comprensione del proprio essere? Ed è con delicatezza e sagacia, che Alessandra Pirri e Vincenzo Francesco Paolo Di Dia ne parlano nel romanzo, scritto a quattro mani e variegato da flash back stupefacenti ma concreti.

Studiare il "palco della vita" è interessante sia quando c'è qualcuno al nostro fianco, ma anche da soli. Essere da soli, però, ci aiuta a capire come sia importante rimettersi in gioco in ogni campo: la sfida è quella di rimanere da soli con se stessi per poi cercare di rientrare alla grande nella vita, con accanto possibilmente le persone giuste.

Il palco della vita, inoltre, ci mette di fronte a delle difficoltà che, nel bene o nel male, possono essere insormontabili. Per risolvere un problema, dunque, il consiglio può essere quello di capirlo e di condividerlo con altri.

Tra gli spettacoli più belli che la vita ci offre sul palco, vi è quello della vita stessa. Dal venire al mondo alla comprensione. È il percorso della conoscenza. Della maturità che si acquisisce, giorno dopo giorno, non senza sofferenza.

Protagonista del romanzo, Enea. Un uomo con due aliti. Il bianco, e il nero. In Enea, come in ogni uomo, ma al tempo stesso in modo unico, vivono due essenze, una a destra e una a sinistra: si tratta del bene e del male. Ed è proprio la nostra coscienza che ci fa capire cosa è giusto e cosa è sbagliato nella nostra vita. E Melissa, coprotagonista, racconta di Enea. E lo fa ripercorrendo i passi del giovane uomo, dalla nascita fino al primo passo per acquisire la consapevolezza di chi è lui. E di chi siamo noi. Enea, col tempo, cresce e diventa uomo: e infatti, il palcoscenico della vita si fa da solo, giorno dopo giorno. La storia della vita la scriviamo noi, anche se a guidarci è Qualcuno molto più grande di noi.

La narrazione è chiara, limpida, profonda. Lo stile, fluido e scorrevole, catapulta il lettore in un mondo parallelo. Quello degli anfratti, dei sotterranei delle città e delle menti. Bene e male del mondo, si scontrano in una realtà apparentemente normale. Una élite superba da una parte. E la Natura, la Madre Terra, dall’altra. Scenario privilegiato, quello di Washington, città massonica per eccellenza. E da lontano, un soffio vitale e genuino che, con discrezione ma tenacia, arriva dalla saggezza antica degli indiani d’America.

In fondo, la vita stessa è un teatro: bisogna riflettere prima di entrare in scena, e cercare soprattutto di comprendere cosa vuole il pubblico. E, una volta scelto il palcoscenico, è fondamentale sapersi esibire, essere gli attori protagonisti e apprezzare al meglio tutto quello che si vive: la vita è bella e vale davvero la pensa di essere vissuta.